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Diario rovesciato

Dal 12 al 16 giugno ho accompagnato otto allieve del Liceo scientifico Galilei in Croazia per la Settimana azzurra, un viaggio di istruzione alla scoperta delle bellezze naturalistiche della costa croata e delle leggi della Fisica applicata alla Vela. Con una flottiglia di cinque barche a vela, guidate dagli skipper dell’associazione sportiva Four Sealing, siamo partiti da Marina Dorica, porto turistico di Ancona, e siamo approdati a Lussino, in Croazia, per navigare fra isolotti e baie. Il ricordo di questo viaggio sarebbe potuto svanire, come la schiuma delle onde sulla battigia, invece…

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Sono stato invitato a partecipare a questa bella disfida in versi. Se capitate da queste parti…

Sellano, Sabato 4 giugno / ore 21,00

Gara di Poesia con votazione del Pubblico Presente e di una giuria di qualità.

Organizzazione a cura dell’associazione “Via de’Poeti” e rito popolare.

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È un Primo Maggio di festa angosciosa, tra pandemia e guerra, un Primo Maggio ossimorico, una “festa senza gioia” come, all’inverso, è ossimorico “un mondo senza guerra”.

Allora pratichiamo fino in fondo questa contraddizione, giocando. Il gioco è quello inventato dai Surrealisti. A Parigi. Nel 1925. Si chiama cadavre exquis, cadavere squisito.

È un gioco che potete fare prima durante o dopo il pranzo del Primo Maggio. O quando vorrete. Scrivete un verso, una frase, qualche parola che vi venga in mente, senza pensarci troppo. Chi vi sta vicino non deve vedere ciò che scrivete. Radunate i foglietti, mescolateli e disponeteli in sequenza. Avrete il vostro cadavere squisito, creato dall’inconscio collettivo, dalla psiche profonda che abita in ciascuno di noi, quindi in tutti e tutte.

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La notizia che Facebook ha autorizzato, in alcuni paesi, i messaggi di odio contro i soldati russi e i messaggi di morte contro Putin mi ha convinto ad abbandonare Facebook.

Mi iscrissi al social network di Zuckerberg nel 2008 per ragioni professionali, pedagogiche e giornalistiche: desideravo analizzare l’uso del nuovo mezzo di comunicazione da parte dei miei allievi e delle mie allieve di una classe quinta e usarlo per promuovere iniziative culturali da me organizzate. Da alcuni anni i miei studenti e le mie studentesse non usano più Facebook, ma Instagram, pertanto mi sono iscritto anche a questo social network, acquistato, per la straordinaria diffusione tra i giovani, da Zuckerberg, che non si è lasciato sfuggire neanche il servizio di messaggistica WhatsApp.

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Mi vaccino o non mi vaccino? AstraZeneca è sicuro o non è sicuro? I sostenitori di Trump hanno ragione? Biden è davvero un pedofilo che trama per il Nuovo Ordine Mondiale?

A seconda dei contenuti che condividiamo su Facebook, l’algoritmo di Zuckerberg ci propone di riflesso altri contenuti che confermano la nostra opinione, chiudendoci in una bolla di filtraggio (filter bubble) e gettandoci nel caos cognitivo. Traduzione dell’inglese “epistemic chaos”, il caos cognitivo «si verifica quando tutte le fonti di conoscenza precedentemente concordate da una società vengono minate o messe in discussione da una parte significativa della popolazione, in modo che la società sia lasciata senza istituzioni generalmente affidabili che possano funzionare come fornitori o arbitri della verità. In altre parole, il caos cognitivo è una condizione in cui un eccesso di feroce disaccordo su chi o cosa ci si può fidare fa sì che nulla sia considerato affidabile dalla società.» (Mark Satta, Epistemic Tribalism, Epistemic Chaos, and Epistemic Exhaustion).

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Siamo arrivati alla fine del programma di Storia Geografia e Cittadinanza in prima. Dopo avere terminato lo studio della storia greca con lo studio dell’ellenismo, abbiamo iniziato l’ultima unità didattica sulle origini di Roma. Quando abbiamo studiato le civiltà italiane ed europee dal neolitico all’età del ferro, una studentessa mi ha chiesto: “Prof, ma eravamo arrivati ai greci, ora torniamo indietro?”.

Sì, siamo tornati indietro per studiare la storia di Roma. E non solo studiare le origini di Roma ci ha obbligato a passare dal IV secolo a.C. al VI millennio a.C., ma tutta la storia di Roma, anche quando diventerà la dominatrice del Mediterraneo, rappresenta un ritorno indietro, un regresso, se non altro a livello culturale, rispetto alle scoperte operate dai grandi sapienti che operarono nella Biblioteca di Alessandria, a partire dalla fine del IV secolo a.C. Leggiamo, a questo proposito, cosa scrive Bruno Arpaia nel suo romanzo Qualcosa, là fuori (Guanda, 2016).

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Collegi dei docenti online: ordinaria fantascienza, al tempo dell’epidemia globalizzata.

Questi sono i giorni dei collegi docenti online. Migliaia di insegnanti collegati via internet. Non sono videoconferenze qualunque, ma assemblee deliberanti.
Si tratta del primo esperimento di tecno-democrazia di massa, condotto con grande abnegazione, con l’unico obiettivo di aiutare gli studenti in questo periodo difficile.
Con tutti i pro e i contro le assemblee online sono la dimostrazione della inalterata capacità di adattamento della nostra specie, nel processo di umanizzazione.

L’unico poema epico che racconti il mondo così come lo conosciamo noi moderni, cioè il mondo fatto di atomi, è il De rerum natura, La natura delle cose di Lucrezio. Questo capolavoro, scritto in latino oltre 2000 anni fa, è tanto importante quanto sconosciuto alla massa. Perché vietato per secoli e perché ora, nelle scuole medie e al biennio delle superiori, “di epica” si leggono solo Iliade, Odissea, Eneide e, quando va bene, Gilgamesh. Al triennio Lucrezio è affrontato solo da chi studia Latino e per la sua lingua arcaizzante in genere resta ostico anche per gli studenti più preparati.
Non è forse giunto il momento di adottare La natura delle cose in tutte le scuole medie e superiori? Adattato non potrebbe essere letto anche nella scuola primaria? Questo è un appello che faccio ai colleghi e le colleghe italiane, affinché lo propongano nei prossimi collegi dei docenti, specie in quelli in cui si adotteranno i libri di testo per i prossimi anni scolastici.
Chi insegna Latino nei Licei lo conosce già, ma forse non l’ha mai letto in versione intergrale o, comunque, è costretto a insegnare solo pochi brani antologici, per cui, se l’aveva, ha forse perso memoria dell’opera completa. C’è tempo per leggersi i sei libri che compongono il poema, e rendersi conto della sua bellezza e importanza.
C’è tempo per sperimentarne anche la lettura in classe, inserendolo nei programmi, al posto di un canto dei poemi canonici che restano ancora da leggere. Per esempio, al primo anno delle scuole superiori si potrebbe sacrificare un passo dell’Eneide per approfondire il tema dell’amore-libido, mettendo a confronto il libro virgiliiano con il libro quarto lucreziano, dal verso 1068 al 1287, ben presenti peraltro al poeta augusteo.
A quel punto, se convinti dalla lettura, si potrà decidere se aggiungere una delle traduzioni in commercio fra i libri da adottare il prossimo anno.
È urgente inserire La natura delle cose di Lucrezio nei programmi perché viviamo in un’epoca dominata dalla scienza, a livello tecnico, ma non a livello culturale. La tecnologia che domina la cultura moderna è un’applicazione della scienza, ma è dalla scienza che dipende e principi alla base della scienza (l’episteme) sono di stampo filosofico.
La scienza deve essere tradotta in arte – poesia, racconto, pittura, architettura, cinema – per entrare nell’immaginario collettivo, instillare il dubbio e abituare la mente a percepire la natura delle cose.
Così come Gilgamesh, Iliade, Odissea, Eneide e altri permettono di riflettere sulla condizione umana, sui valori morali e i sentimenti, il De rerum natura consente di riflettere sulla struttura dell’universo e dell’umano.
Dagli anni Cinquanta del secolo scorso in Italia la letteratura si è aperta al mondo scientifico, ma la mancanza di dimestichezza con l’immaginario scientifico-letterario ha spinto molti a respingere opere considerate illeggibili, come Ulysses di Joyce, Laborintus di Sanguineti o Corporale di Volponi, solo perché cercavano di dare conto del caos, con cui si confrontano matematica e fisica.
Per aiutare il Paese a rialzarsi, inducendo la popolazione a ripensare il proprio rapporto con il mondo, occorre interrogarsi, fin dalla più tenera età sulla Natura delle cose, affinché la paura non domini più la mente e il corpo, bensì nasca il piacere della scoperta e il desiderio di trovare la pace dei sensi, così come insegna la poesia di Lucrezio.