La teoria della comunicazione di Jakbson e la funzione poetica del linguaggio

La presente scheda, seppur integrata con ulteriori fonti, è tratta dal sito della Zanichelli.

Nei suoi Saggi di linguistica generale (1966), Roman Jakobson, ispirandosi alla teoria matematica della comunicazione di Shannon e Weaver, formulò una teoria della comunicazione che schematizza il processo linguistico e ne identifica gli elementi fondanti, ovvero quei fattori chiave che ricorrono in ogni forma di interazione umana, senza i quali non avviene nessuna comunicazione.

SnoopyLi indicò nei seguenti sei elementi essenziali della comunicazione:
1. l’emittente, colui che invia il messaggio e dà dunque origine all’atto comunicativo. Nella striscia dei Peanuts a lato, Snoopy scrive una lettera di reclamo alla ditta da cui ha comprato la racchetta. Snoopy è, pertanto, l’emittente.
L’emittente può essere, oltre che un singolo individuo, anche un’istituzione o un ente. L’insegnante, il dirigente, un’impresa o un gruppo possono tutti essere gli emittenti di una comunicazione.
2. il destinatario, colui che riceve il messaggio.
La casa produttrice della racchetta da tennis è il destinatario, che può essere anche un’entità collettiva o un gruppo di persone.
3. il codice, il sistema di regole per trasformare i segni in significati e trasferire un messaggio.
Il codice è dunque il linguaggio, verbale (parole) e non verbale (immagini e gesti), con cui ci si esprime.
Ogni comunicazione è inevitabilmente un “messaggio in codice” e richiede di conseguenza la condivisione, da parte dell’emittente e del destinatario, dell’insieme di segni e di regole che lo ordinano.
Questa comune conoscenza rende possibile al mittente la “codifica” e al destinatario la “decodifica” corretta del messaggio, senza cui non esiste una comunicazione perché non avviene passaggio di senso.
Snoopy, in questo fumetto, per scrivere la sua lettera si serve della lingua italiana, che è dunque il codice da lui utilizzato.
4. il referente, l’oggetto o argomento della comunicazione.
Con referente si intende “il cosa” viene detto e il contesto a cui ci si riferisce, ovvero la situazione e il quadro d’insieme delle conoscenze condivise da emittente e destinatario. Solo la corretta conoscenza del contesto e della situazione in cui è inserito consente la reale comprensione di un messaggio.
Snoopy nella sua lettera fa riferimento a una racchetta difettosa da sostituire, che è ciò di cui si parla. Questo dunque è l’oggetto o argomento designato come referente del suo messaggio, e quindi anche lo scopo della comunicazione.
5. il messaggio, ovvero il testo o corpo della comunicazione.
Il messaggio è “il come” viene trasmesso il flusso di informazioni che passa dall’emittente al destinatario.
Esso può consistere in frasi orali o scritte, immagini e disegni, gesti e suoni.
La frase, così come è formulata nella lettera, costituisce il messaggio in senso stretto della comunicazione di Snoopy.
Gli aspetti formali, quello che abbiamo definito “il come”, determinano in modo decisivo ogni comunicazione: la scelta da parte di Snoopy dell’aggettivo “difettosa” veicola un messaggio ben preciso… a scanso di equivoci e fraintendimenti.
6. il canale, il mezzo fisico e psicologico per trasportare il messaggio dall’emittente al ricevente.
Le parole di Snoopy raggiungono il destinatario attraverso la corrispondenza postale. Il mezzo fisico, in questo caso la lettera di carta, è chiamato canale. Canali sono l’aria, la carta, la pellicola cinematografica, la televisione, il telefono, il computer.
Anche il canale risulta decisivo: se la lettera non arriva al destinatario, ai fini della comunicazione è come se non fosse mai stata scritta. Oltre ai sei considerati da Jakobson, altri due elementi risultano fondamentali in una comunicazione:
1. il rumore, ovvero tutto ciò che disturba e ostacola la comunicazione.
La natura del rumore può essere varia, imputabile a un’interferenza o distorsione del segnale, legata a un difetto del canale (ad esempio, un locale troppo rumoroso) o dell’emittente (ad esempio, un errore di pronuncia) o del destinatario (non conoscenza della situazione) ecc.
2. la ridondanza: la ripetizione della stessa informazione grazie all’uso di più codici. È utilizzata per agevolare la trasmissione corretta di tutti gli aspetti di una comunicazione. Ad esempio, per rendere più ordinata la salita sull’autobus ed evitare la concitazione, un autista potrebbe tranquillizzare i passeggeri con le seguenti parole: Calma, c’è posto per tutti!”. La sua comunicazione diventerebbe di sicuro più efficace, se accompagnasse la frase con un cenno della mano e un sorriso rassicurante.

Le funzioni del linguaggio

In base al modello elaborato, Jakobson identificò sei diverse funzioni linguistiche, ciascuna riconducibile a uno dei sei fattori costitutivi del processo comunicativo e conosciute come “Le funzioni di Jakobson”. Ogni funzione evidenzia e accentua uno degli elementi essenziali della comunicazione, definendo così l’obiettivo predominante che si vuole raggiungere con un certo messaggio. Jakobson riconduceva le funzioni linguistiche al linguaggio verbale, eppure oggi riconosciamo che interessano tutti gli aspetti della comunicazione, anche non verbali, e sono presenti dunque anche nella comunicazione visiva e multimediale.

1. Funzione emotiva o espressiva, quando la comunicazione è centrata sull’emittente

2. Funzione conativa (dal latino conor = tentare) o persuasiva, quando la comunicazione è orientata sul destinatario.

3. Funzione referenziale o informativa o denotativa, quando l’attenzione degli interlocutori è focalizzata sull’argomento e sul contesto.

4. Funzione fàtica o di contatto, quando durante l’interazione l’attenzione è sul canale.

5. Funzione poetica o estetica è dominante quando l’attenzione è volta al messaggio in quanto tale, alla sua forma espressiva, al come più che al cosa si dice.

Nei testi verbali lo sforzo che l’emittente compie nel curare la bellezza formale spazia dall’uso delle rime, o di altri effetti sonori della lingua, alla presenza di metafore, allegorie e di altri espedienti retorici tipici del linguaggio figurato. I componimenti poetici e letterari, ma anche gli slogan pubblicitari, sottolineano l’estetica del messaggio.
Anche il linguaggio visivo dell’arte (fotografie d’autore, quadri, manifesti) valorizza in primo luogo la funzione poetica, che è espressa dalle componenti qualitative dell’immagine, dall’equilibrio compositivo, dall’armonia delle forme e dei colori.
“I like Ike” è lo slogan pubblicitario più famoso delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti d’America del 1952. Jakobson stesso lo considerò un esempio emblematico della funzione poetica del linguaggio.

6. Funzione metalinguistica (da meta-linguaggio, ovvero linguaggio che parla del linguaggio), si esplica quando l’attenzione è posta sul codice.

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